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Economia circolare: l’Italia è tra i leader europei, ma resta troppo dipendente dalle materie prime estere

Economia circolare: l’Italia è tra i leader europei, ma resta troppo dipendente dalle materie prime estere

L’Italia continua a distinguersi in Europa per i risultati raggiunti nell’economia circolare. Ricicliamo molto, utilizziamo le risorse in modo efficiente e siamo tra i Paesi più virtuosi dell’Unione Europea. Tuttavia, esiste ancora un punto debole che rende il nostro sistema economico vulnerabile: la forte dipendenza dalle importazioni di materie prime.

È questo il principale messaggio emerso dall’8° Rapporto sull’Economia Circolare in Italia 2026, presentato durante la Conferenza Nazionale sull’Economia Circolare promossa dal Circular Economy Network, dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e da ENEA.

Un primato che non basta

L’Italia si conferma uno dei Paesi europei più avanzati nella gestione circolare delle risorse. Grazie agli elevati tassi di riciclo e a un utilizzo efficiente dei materiali, il nostro sistema produttivo riesce a recuperare valore da una quota significativa dei rifiuti, riducendo il consumo di materie prime vergini.

Questo rappresenta un importante vantaggio competitivo, soprattutto in un contesto in cui le risorse naturali diventano sempre più costose e difficili da reperire.

La dipendenza dall’estero resta molto elevata

Nonostante questi risultati, quasi la metà delle materie prime utilizzate dall’industria italiana continua ad arrivare dall’estero.

Secondo il Rapporto, il 46,6% delle materie prime trasformate in Italia è importato, un valore molto superiore alla media europea, che si ferma al 22,4%.
Tra le principali economie dell’Unione Europea, l’Italia è quella maggiormente dipendente dalle importazioni di materiali.

Questa situazione espone le imprese ai rischi legati alle tensioni geopolitiche, alle restrizioni commerciali e all’aumento dei prezzi delle materie prime.

Un costo sempre più pesante

La dipendenza dalle importazioni non rappresenta soltanto un problema strategico, ma anche economico.

Nel 2025 la spesa italiana per l’acquisto di materiali dall’estero ha sfiorato 600 miliardi di euro, con un incremento di oltre il 23% rispetto al 2021. Particolarmente rilevante è l’aumento del costo dei metalli, come rame, nichel e acciaio, che oggi rappresentano circa il 40% del valore complessivo delle importazioni di materiali.

Perché l’economia circolare è sempre più importante

Rafforzare l’economia circolare significa ridurre questa dipendenza recuperando materiali già presenti nel sistema produttivo.

Ogni tonnellata di materiale riciclato che sostituisce una materia prima vergine consente infatti di:

  • diminuire la necessità di importazioni;
  • ridurre i costi di approvvigionamento;
  • limitare l’impatto ambientale;
  • aumentare la sicurezza delle filiere produttive.

Per questo motivo l’economia circolare non è più soltanto una scelta ambientale, ma rappresenta una vera strategia industriale.

Cosa devono fare le imprese

Le aziende possono contribuire concretamente a questo percorso adottando soluzioni sempre più orientate alla circolarità, ad esempio:

  • progettando prodotti facilmente riciclabili;
  • aumentando l’utilizzo di materie prime seconde;
  • riducendo gli sprechi di produzione;
  • migliorando la gestione dei rifiuti;
  • investendo in innovazione e simbiosi industriale.

Anche il nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi (PPWR) e le altre iniziative del Green Deal europeo vanno proprio in questa direzione: rendere i materiali più riciclabili, favorire il loro riutilizzo e diminuire il consumo di risorse vergini.

 

Articolo pubblicato il 22 Luglio 2026

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