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Stop al Greenwashing: come il D.Lgs. 30/2026 cambia le regole del gioco.

Quante volte vi è capitato di stringere tra le mani un prodotto con un bel packaging color cartone grezzo, una fogliolina verde in evidenza e la scritta altisonante “100% eco-friendly”, per poi scoprire che di ecologico c’era ben poco?

Quell’era sta per finire.

Un decreto sul Greenwashing.

 Il 9 marzo 2026 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il D.Lgs. n. 30/2026, il decreto che recepisce la Direttiva UE 2024/825 (Empowering Consumers for the Green Transition). Le nuove regole sono già entrate formalmente in vigore il 24 marzo, ma diventeranno pienamente obbligatorie per il mercato a partire dal 27 settembre 2026.

L’obiettivo? Riscrivere il Codice del Consumo per proteggerci dalle false promesse ambientali e dare finalmente valore a chi la sostenibilità la fa sul serio.

Cosa cambia concretamente? I 4 pilastri della svolta.

Il nuovo decreto elimina le “zone grigie” del marketing creativo introducendo divieti stringenti e obblighi di trasparenza. Ecco i punti chiave da conoscere:

1. Addio alle  asserzioni ambientali generiche.

Termini come “green”, “eco-friendly”, “amico della natura” o “sostenibile” non potranno più essere usati con leggerezza. Da settembre, qualsiasi dichiarazione ambientale dovrà essere specifica, chiara e soprattutto dimostrabile attraverso dati scientifici e certificazioni verificate. Se non puoi provarlo, non puoi scriverlo.

2. Stop ai crediti di carbonio facili.

Una delle novità più rivoluzionarie riguarda i prodotti spacciati come “a impatto zero” o “neutrali dal punto di vista climatico”. Il decreto vieta espressamente di dichiarare la neutralità climatica se questa si basa esclusivamente sulla compensazione delle emissioni (i famosi carbon credits). Comprare crediti per piantare alberi dall’altra parte del mondo non autorizza più un’azienda a definirsi “pulita” se non riduce l’impatto della propria filiera produttiva.

3. Certificazioni serie, non “fai da te”

Le etichette di sostenibilità saranno ammesse solo se fondate su sistemi di certificazione trasparenti, basati su standard internazionali e verificati da organismi terzi e indipendenti.

4. Guerra all’obsolescenza programmata

La transizione verde passa inevitabilmente dalla circolarità. Il decreto impone alle aziende la massima trasparenza su:

  • durabilità e riparabilità: dovranno essere chiaramente indicati la disponibilità dei pezzi di ricambio, i manuali di manutenzione e gli indici di riparabilità.

  • aggiornamenti software: per i dispositivi digitali, i produttori dovranno dichiarare per quanto tempo i software verranno garantiti, evitando che un dispositivo perfettamente funzionante diventi un rifiuto tecnologico prima del tempo.

Le sanzioni per il Greenwashing.

Chi inquina il mercato con informazioni false rischia sanzioni pesantissime da parte dell’AGCM (l’Antitrust), che possono arrivare fino a 5 milioni di euro o al 4% del fatturato annuo per le violazioni su scala europea. Oltre, chiaramente, a un danno reputazionale.

Oltre il nome: come classificare correttamente i rifiuti speciali.

“Pronto? Buongiorno, ho un’acqua di lavaggio da smaltire, potete occuparvene voi?”

Per chi opera come professionista del mondo dei rifiuti capita spesso di ricevere richieste generiche come questa da tradurre in prassi concrete e corrette.

Per arrivare ad una corretta classificazione di un rifiuto speciale, bisogna partire da alcune domande: da quale ciclo produttivo deriva? Quali sono le materie prime utilizzate? Ogni quanto tempo viene prodotto? I dettagli possono fare la differenza.

Quando un dettaglio cambia tutto

La corretta classificazione di un rifiuto speciale può incidere, con un effetto a catena, su molti aspetti, quali:

  • modalità di deposito temporaneo
  • mezzo di trasporto da utilizzare e categoria di iscrizione all’Albo Nazionale Gestori Ambientali
  • eventuale applicazione del regime ADR
  • documentazione obbligatoria
  • costi di smaltimento
  • impianti autorizzati al trattamento

E se la classificazione è sbagliata?

  • l’impianto può rifiutare il carico
  • il rifiuto torna indietro
  • i costi aumentano
  • possono scattare sanzioni (anche penali)

Senza contare il rischio più grave: danni ambientali dovuti a una gestione non adeguata.

E la responsabilità, per legge, resta sempre in capo al produttore.

Classificare correttamente: cosa serve davvero

Una classificazione corretta non si improvvisa. Richiede:

  • Analisi dell’origine del rifiuto
    Da quale processo deriva? Quali materie prime sono coinvolte?
  • Composizione chimica
    Sono presenti sostanze pericolose? In quali percentuali?
  • Verifica delle caratteristiche di pericolo (HP)
    Infiammabilità, tossicità, cancerogenicità…Serve consultare schede di sicurezza e normativa.
  • Attribuzione del codice CER corretto
    Con particolare attenzione ai codici a specchio.
  • Definizione delle corrette modalità di gestione
    Stoccaggio, etichettatura, registri, trasporto.

Perché conviene farlo bene (anche economicamente)

Una classificazione corretta significa:

✔ evitare sanzioni
✔ evitare blocchi operativi
✔ accedere agli impianti giusti
✔ pagare il costo corretto (né più né meno)
✔ ridurre i rischi ambientali e legali

Non è burocrazia. È gestione strategica del rischio.

Il supporto di uno studio specializzato fa la differenza

Affidarsi a professionisti significa trasformare un obbligo complesso in un processo sicuro e controllato.

Uno studio specializzato può:

  • analizzare direttamente il tuo processo produttivo
  • identificare correttamente i rifiuti generati
  • organizzare eventuali analisi di laboratorio
  • attribuire il codice CER in modo documentato
  • definire modalità corrette di stoccaggio e gestione
  • predisporre la documentazione richiesta dagli impianti
  • aggiornarti in caso di modifiche normative o produttive

Hai dubbi sulla classificazione dei tuoi rifiuti?

Una valutazione approssimativa può costarti molto più di quanto immagini.
Richiedi una consulenza tecnica specializzata: analizzeremo i tuoi processi, verificheremo la classificazione dei rifiuti e ti forniremo indicazioni chiare, documentate e conformi alla normativa vigente.
Contattaci per una prima analisi senza impegno.

 

ADR: novità per i controlli su strada di merci pericolose

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha introdotto una nuova procedura per gestire le segnalazioni di irregolarità nel trasporto su strada di merci pericolose.

Questa novità nasce per adeguarsi alla Direttiva UE 2022/1999 e ha l’obiettivo di rendere più uniformi e organizzati i controlli su strada. In pratica, tutte le autorità coinvolte dovranno seguire le stesse modalità per raccogliere, trasmettere e archiviare i dati dei controlli.

Tra le principali novità c’è una nuova “lista di controllo”, un modulo che verrà utilizzato durante le ispezioni. Questo documento sarà compilato in formato digitale dagli organi di polizia stradale per registrare le verifiche effettuate sui veicoli che trasportano merci pericolose.

Le liste compilate dovranno poi essere inviate al Ministero con cadenza mensile, così da garantire un monitoraggio più efficace e continuo.

Per le aziende che si occupano di trasporto di merci pericolose — inclusi i rifiuti pericolosi in regime ADR — è importante conoscere questa lista. Può infatti essere uno strumento utile per verificare internamente le proprie procedure e assicurarsi di essere in regola.

Hai dubbi sul trasporto di merci o rifiuti pericolosi in ADR? Contattaci: possiamo aiutarti a operare in sicurezza e nel rispetto delle normative.

Procedura per i controlli su strada (Allegato 1).

Lista di controllo (Allegato 2)

Un tavolo di crisi per la plastica: perchè?

L’Italia è storicamente uno dei Paesi europei più virtuosi nel riciclo degli imballaggi in plastica, grazie anche al sistema consortile guidato dall’asse CONAI-COREPLA. Negli ultimi anni, il tasso di riciclo degli imballaggi plastici è cresciuto in modo significativo, sostenuto dagli obiettivi europei del Green Deal.
Perché allora si sente parlare di crisi della plastica ed è stato istituito un tavolo istituzionale per discuterne?

Un settore colpito da vari fattori.

Negli ultimi due anni  si è assistito ad una inversione di tendenza rispetto alle precedenti annualità, dovuta a vari fattori:

  • Crollo dei prezzi del polimero riciclato, spesso meno competitivo rispetto alla plastica vergine importata.
  • Aumento dei costi energetici e logistici, che incide soprattutto sugli impianti di selezione e riciclo meccanico.
  • Concorrenza extra-UE, con flussi di materiali a basso costo provenienti da mercati meno regolati.
  • Domanda stagnante da parte dei trasformatori, in particolare nei settori edilizia, automotive e packaging non alimentare.

Il risultato è un forte stress finanziario per molte aziende della filiera: selezionatori, riciclatori e produttori di granulo riciclato.

Il tavolo di crisi sulla plastica

Di fronte alle difficoltà del comparto, il Governo ha istituito un tavolo di crisi sulla plastica presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, coinvolgendo imprese, associazioni di categoria, consorzi e rappresentanze sindacali.

Gli obiettivi principali del tavolo sono:

  1. Monitorare la situazione economico-finanziaria delle aziende del settore.
  2. Valutare misure di sostegno temporanee, anche sul fronte energetico.
  3. Rafforzare la domanda di materiale riciclato, ad esempio tramite:
    • obblighi di contenuto minimo riciclato,
    • criteri ambientali minimi (CAM) negli appalti pubblici,
    • incentivi fiscali per l’uso di plastica riciclata.
  4. Contrastare fenomeni di dumping e concorrenza sleale.

Il confronto si inserisce in un quadro europeo più ampio, dove la sfida è duplice: da un lato ridurre la produzione di plastica monouso, tra gli obiettivi primari del nuovo Regolamento  Europeo Imballaggi (PPWR),  dall’altro garantire la sostenibilità economica del riciclo.

Plastica vergine vs plastica riciclata

Uno dei problemi centrali è la forte correlazione tra prezzo della plastica vergine e prezzo del petrolio.
Quando il costo delle materie prime fossili diminuisce, la plastica vergine diventa più economica, mettendo fuori mercato il materiale riciclato, che ha costi di raccolta, selezione e trattamento più elevati.

Questo squilibrio evidenzia un limite strutturale: il mercato da solo non garantisce la transizione circolare. In assenza di politiche industriali mirate, di strumenti fiscali o regolatori e di obblighi di utilizzo di riciclato il rischio è che si blocchino investimenti in nuovi impianti e tecnologie avanzate.

Implicazioni ambientali

In aggiunta, la crisi del settore industriale, si traduce anche in una crisi ambientale.

Se gli impianti riducono la produzione o chiudono:

  • aumenta il rischio di esportazione dei rifiuti plastici,
  • cresce la quota di avvio a recupero energetico,
  • si rallenta il raggiungimento degli obiettivi europei di riciclo e contenuto minimo riciclato.

Quali prospettive?

Il 2026 potrebbe rappresentare un anno decisivo. Molto dipenderà da:

  • attuazione concreta degli obblighi europei sul contenuto riciclato;
  • stabilità dei prezzi energetici;
  • capacità del tavolo di crisi di tradurre il confronto in misure operative.

Per il mondo ambientale, la sfida è di riuscire a trasformare una crisi industriale in un’occasione per rafforzare la qualità del riciclo, l’eco-design e la responsabilità estesa del produttore.

Biometano e sostenibilità: energia rinnovabile certificata per la transizione ecologica

Nel difficile ed accidentato percorso verso la neutralità climatica, il biometano sta emergendo come uno dei protagonisti più concreti e promettenti della transizione energetica.
Quale fonte rinnovabile ed integrabile nelle infrastrutture già esistenti, il biometano rappresenta un perfetto esempio di economia circolare applicata all’energia.

Affinchè questo potenziale si traduca in benefici reali per il clima e l’ambiente, un elemento è fondamentale: la sostenibilità certificata.

Cos’è il biometano e perché è strategico

Il biometano è un gas rinnovabile ottenuto dalla raffinazione del biogas prodotto dalla digestione anaerobica di matrici organiche, come scarti agricoli, rifiuti organici, reflui zootecnici e sottoprodotti agroindustriali.
Una volta purificato, il biometano ha caratteristiche chimiche quasi identiche a quelle del gas naturale fossile e può essere immesso nella rete, utilizzato per la produzione di energia o impiegato come carburante sostenibile nei trasporti.

Il suo valore ambientale è duplice:

  • Riduzione delle emissioni di gas serra, grazie alla sostituzione dei combustibili fossili e al recupero del metano che altrimenti verrebbe disperso in atmosfera.
  • Valorizzazione dei rifiuti e dei sottoprodotti, trasformando un problema ambientale in una risorsa energetica.

Tuttavia, non tutti i tipi di  biometano sono uguali dal punto di vista ambientale. È qui che entrano in gioco le certificazioni di sostenibilità.

Perché le certificazioni di sostenibilità sono fondamentali

Le certificazioni servono a garantire che il biometano sia prodotto nel rispetto di criteri ambientali, sociali ed economici rigorosi. In assenza di controlli e standard condivisi, il rischio è quello di pratiche poco sostenibili, come l’uso intensivo di colture dedicate o una gestione non ottimale delle risorse.

Le principali certificazioni di sostenibilità:

  • verificano l’origine delle materie prime,
  • misurano la riduzione effettiva delle emissioni di CO₂ lungo l’intero ciclo di vita,
  • assicurano il rispetto dei criteri di tutela del suolo, dell’acqua e della biodiversità,
  • garantiscono tracciabilità e trasparenza lungo la filiera.

A livello europeo, i sistemi di certificazione riconosciuti dalla Direttiva sulle Energie Rinnovabili (RED) sono diventati uno strumento chiave per l’accesso ai mercati e agli incentivi.

Novatech è operatore certificato nella filiera dei biocombustibili.

La certificazione riveste un valore di affidabilità e credibilità:  significa dimostrare in modo riconosciuto ed oggettivo il proprio impegno ambientale e rappresenta una garanzia di qualità e coerenza con gli obiettivi climatici.

Novatech ha conseguito nel corso del 2025, in veste di operatore economico trader, la certificazione di sostenibilità per bioliquidi e biocarburanti per i sottoprodotti di origine vegetale e per l’olio usato da cucina secondo il Sistema Nazionale di Certificazione dei Biocarburanti e Bioliquidi.

Con questo ulteriore investimento nel percorso di certificazione, Novatech rafforza la propria credibilità e si conferma un partner affidabile e allineato agli obiettivi della transizione energetica.

Certificato Novatech filiera biocombustibili e biocarburanti

Hai bisogno di ulteriori informazioni su questo argomento? Contattaci qui.

Picco di influenza: ma quanto ci costa in termini ambientali?

Quando si parla di influenza, l’attenzione si concentra quasi sempre sugli effetti sulla salute e sull’economia. Molto meno considerato è il costo ambientale che un’epidemia influenzale comporta. Anche se l’influenza stagionale è generalmente meno grave di altre emergenze sanitarie, il suo impatto ecologico è significativo, soprattutto perché si ripete ogni anno.

Un sistema sanitario più energivoro

Durante un’epidemia di influenza, ospedali, ambulatori e farmacie lavorano a pieno regime. Questo significa più consumo di energia e acqua per riscaldamento, elettricità, sterilizzazione degli strumenti e funzionamento continuo delle apparecchiature mediche. Aumenta anche l’uso di farmaci, test diagnostici e vaccini, la cui produzione richiede materie prime, processi chimici ed energia.

Rifiuti sanitari: un problema crescente

Uno degli impatti ambientali più evidenti riguarda i rifiuti. Mascherine, guanti, siringhe, flaconi di medicinali e materiali monouso diventano rifiuti sanitari. Questi materiali non possono essere riciclati e vengono in gran parte inceneriti, con conseguenti emissioni di gas serra e sostanze inquinanti.

L’effetto cumulativo dell’influenza stagionale

A differenza di grandi pandemie, l’influenza stagionale ha un impatto ambientale relativamente contenuto nel singolo evento. Tuttavia, il fatto che si ripresenti ogni anno fa sì che il suo costo ecologico si accumuli nel tempo. Piccoli aumenti di consumo e di rifiuti, ripetuti regolarmente, producono un effetto tutt’altro che trascurabile.

Si può ridurre l’impatto?

Ci siamo interrogati su come potere ridurre l’impatto ambientale dell’influenza.

Le strategie che ci sono venute in mente sono:

  • investire in prevenzione (come con la vaccinazione),
  • migliorare l’efficienza energetica delle strutture sanitarie, con benefici in ogni momento dell’anno,
  • ridurre l’uso di materiali monouso, compatibilmente con gli aspetti igienici,
  • sviluppare dispositivi di protezione e imballaggi più sostenibili, magari con contenuto di riciclato.

Te ne vengono in mente altre? Riesci ad essere sostenibile anche quando hai l’influenza?

Buon anno e buona salute a tutti!

Un nuovo anno, nuove scelte: piccoli gesti per un futuro più sostenibile

L’inizio di un nuovo anno è il momento perfetto per fare spazio a buone abitudini.
Tra i buoni propositi più importanti, c’è sicuramente quello di vivere in modo più sostenibile: non serve stravolgere la propria vita, basta partire da piccoli gesti quotidiani che, messi insieme, fanno una grande differenza.

Ripensare i consumi

Prima di acquistare qualcosa, chiediamoci: ne ho davvero bisogno? Ridurre gli acquisti impulsivi è uno dei modi più efficaci per abbassare il nostro impatto ambientale. Preferiamo prodotti durevoli, riparabili e, quando possibile, di seconda mano. Ogni oggetto usato è una risorsa salvata.

Ridurre gli sprechi, a partire da casa

Lo spreco alimentare è ancora un grande problema. Pianificare i pasti, conservare correttamente il cibo e valorizzare gli avanzi sono ottime strategie.
Anche in bagno e in cucina possiamo fare la differenza scegliendo prodotti sfusi, ricaricabili o con imballaggi minimi.

Muoversi in modo più sostenibile

Quando possibile, scegliamo di camminare, andare in bici o usare i mezzi pubblici. Anche alternare l’auto con modalità di trasporto più sostenibili solo alcuni giorni a settimana può ridurre notevolmente le emissioni e migliorare il nostro benessere.

Risparmiare energia ogni giorno

Spegnere le luci inutili, scollegare i caricabatterie, usare elettrodomestici efficienti e abbassare di un grado il riscaldamento sono azioni semplici ma efficaci. Meno energia consumata significa meno emissioni e bollette più leggere.

Scegliere di informarsi ed essere di ispirazione per gli altri.

Seguire progetti ambientali, leggere notizie affidabili, libri di ispirazione e condividere buone pratiche aiuta a creare una comunità più consapevole.
Il cambiamento è contagioso: parlare di sostenibilità con amici e familiari è già un atto concreto e che non costa nulla!

RENTRI: in arrivo il FIR digitale. Preparati con la guida gratuita di Novatech.

A partire dal 13 febbraio 2026 il Formulario di trasporto rifiuti (FIR) sarà digitale.

Novatech offre una roadmap sul funzionamento del nuovo sistema di tracciamento digitale e alcuni preziosi consigli su come prepararsi a questa importante novità.

Cos’è il FIR digitale?

Il FIR digitale (Formulario di Identificazione dei Rifiuti digitale) è il documento elettronico che, tramite il sistema RENTRI (Registro Elettronico Nazionale per la Tracciabilità dei Rifiuti), consentirà di tracciare i rifiuti durante il trasporto dal produttore all’impianto di destinazione.

In pratica, sostituirà il tradizionale formulario cartaceo e permetterà la gestione digitale di tutte le informazioni relative ai rifiuti (origine, tipologia, quantità, trasportatore, destinatario), garantendo trasparenza, semplificazione e controllo lungo tutta la filiera.

La guida sintetica gratuita di Novatech.

Per non  arrivare impreparati a questo importante cambiamento nella gestione dei documenti legati alle movimentazioni di rifiuti, Novatech ha predisposto una guida sintetica sulle novità che ci attendono.

La guida è messa a disposizione degli iscritti alla newsletter: scaricala qui!

Per ogni ulteriore informazione o dubbio, contattaci.

Ecomondo 2025: a Rimini dal 4 al 7 novembre.

È in arrivo l’appuntamento annuale che porta in fiera l’attenzione di imprese, istituzioni, ricercatori e innovatori interessati alle sfide ambientali: la 28ª edizione di Ecomondo avrà luogo a Rimini dal 4 al 7 novembre 2025.
Ecomondo è riconosciuta come uno dei principali eventi europei dedicati all’economia circolare e alla transizione ecologica su scala industriale, istituzionale e sociale

 

Temi e novità dell’edizione 2025

In questa edizione, l’evento punta a rafforzare la propria vocazione globale con la presenza di delegazioni estere e una fitta rete di relazioni internazionali, che troveranno spazio all’interno di oltre 30 padiglioni e 166.000 m² di spazi espositivi.

Tra i temi proposti da questa edizione:

  • Digitalizzazione e intelligenza artificiale applicate alla sostenibilità e alla riduzione delle emissioni industriali.

  • Gestione integrata delle risorse, che include filiere di riciclo e valorizzazione di scarti come materie prime seconde.

  • Bioeconomia rigenerativa, ovvero lo sviluppo di soluzioni agricole, materiali biobased e processi che rigenerano gli ecosistemi.

  • Monitoraggio ambientale e osservazione della Terra, con tecnologie satellitari, sensori e sistemi predittivi per anticipare impatti climatici e ambientali.

  • Ecodesign e packaging sostenibile, per ridurre sprechi, impatti dei materiali e facilitare la circolarità dei prodotti.

Scopri i settori Ecomondo

La proposta espositiva di questa edizione si  articola in macroaree tematiche: dalla valorizzazione dei rifiuti, alla rigenerazione dei suoli e degli ecosistemi agro-forestali e alimentari, dall’energia ottenuta dalle biomasse all’uso dei rifiuti come materie prime seconde.
Include inoltre l’intero ciclo idrico integrato e il monitoraggio ambientale, la tutela dei mari e degli ambienti acquei ma anche lo spazio, il monitoraggio satellitare, l’agricoltura di precisione e le smart cities. A queste si aggiungono i padiglioni dedicati a mezzi e componenti per movimentazionesollevamentoraccolta e trasporto dei rifiuti, e l’evento biennale SAL.VE, expo dei soci ANFIA del comparto veicoli per l’ecologia. (fonte: ecomondo.com)

Perché partecipare

Ecomondo non è soltanto una fiera espositiva ma un’occasione di incontro per:

  • Networking internazionale: aziende, startup, enti pubblici e buyer da oltre 70 Paesi interagiranno.

  • Convegni, workshop e seminari: centinaia di ore di contenuti sui trend normativi, tecnologie emergenti, casi di successo e scenari futuri.

  • Start-up & innovazione: uno spazio dedicato alle realtà emergenti in ambito green.

  • Business matching: gli incontri B2B mirati attraverso la piattaforma digitale My Agenda.

Trovi tutte le info per partecipare su: ecomondo.com/it

La Politica per la Qualità e l’Ambiente di Novatech. Nuova versione.

Novatech Srl è certificata secondo gli standard ISO 9001 e 14001 sin dai primi anni 2000.

Di recente la Direzione Generale ha revisionato il documento contente la Politica per la Qualità e l’Ambiente.

I contenuti sono stati attualizzati rispetto al contesto in cui opera Novatech in modo da rendere il documento più aggiornato alla situazione attuale e ai requisiti delle norme ISO.

Invitiamo tutte le parti interessate a prenderne visione!

Politica per la Qualità e l’Ambiente di Novatech Srl.

NOVATECH S.r.l., nell’erogazione dei propri servizi, si impegna da sempre a garantire l’eccellenza operativa, la tutela ambientale e la massima soddisfazione del Cliente, promuovendo un modello di sviluppo sostenibile e responsabile.

In linea con i requisiti delle norme ISO 9001 e ISO 14001 e a seguito dell’analisi del proprio contesto operativo e delle esigenze delle parti interessate, la Direzione Generale definisce i seguenti principi e impegni strategici:

📌 Orientamento al Cliente

  • Ascoltare e comprendere le esigenze dei Clienti e del mercato, traducendole in obiettivi concreti e misurabili.
  • Rafforzare la fiducia dei Clienti attraverso la qualità dei servizi offerti e il miglioramento continuo della loro efficacia.

⚙️ Conformità e Miglioramento Continuo

  • Garantire la piena conformità alle normative vigenti, ai requisiti contrattuali e agli obblighi di conformità ambientale.
  • Promuovere il miglioramento continuo del Sistema di Gestione Integrato attraverso il monitoraggio dei processi, la gestione dei rischi e l’individuazione delle opportunità.

🌱 Tutela dell’Ambiente e Sostenibilità

  • Ridurre gli impatti ambientali associati alle proprie attività, con particolare attenzione alla gestione dei rifiuti e dei Sottoprodotti oggetto di intermediazione.
  • Prevenire l’inquinamento, ottimizzare l’uso delle risorse naturali e adottare pratiche che tengano conto dei rischi legati al cambiamento climatico.
  • Promuovere la gestione sicura dei rifiuti, privilegiando impianti vicini alla fonte di produzione e soluzioni orientate al riutilizzo, recupero e riciclo.

👥Valorizzazione delle Persone

  • Favorire il coinvolgimento attivo di tutto il personale nel perseguimento degli obiettivi aziendali e nella diffusione della cultura della qualità e del rispetto ambientale.
  • Investire nella crescita professionale e nelle competenze dei collaboratori attraverso percorsi formativi mirati e continui.
  • Garantire un ambiente di lavoro sicuro, inclusivo e motivante, in grado di valorizzare il contributo individuale e promuovere il benessere organizzativo.

🔗 Responsabilità lungo la Filiera

  • Coinvolgere attivamente fornitori e partner nel rispetto dei principi aziendali di qualità e sostenibilità.
  • Promuovere comportamenti etici, trasparenti e responsabili lungo tutta la catena del valore.

La Direzione Generale si impegna a fornire tutte le risorse necessarie — umane, tecniche, infrastrutturali ed economiche — per il raggiungimento degli obiettivi prefissati e per il continuo miglioramento del Sistema di Gestione.

La presente Politica è:

  • diffusa e compresa da tutto il personale
  • disponibile alle parti interessati, ai fornitori e al pubblico attraverso la pubblicazione sul sito web aziendale ed esposta nei locali dell’organizzazione
  • oggetto di periodica revisione per garantirne l’adeguatezza, l’attualità e la coerenza con gli indirizzi strategici dell’Organizzazione

La Direzione Generale

Vigonza, 9 settembre 2025

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