L’Italia è storicamente uno dei Paesi europei più virtuosi nel riciclo degli imballaggi in plastica, grazie anche al sistema consortile guidato dall’asse CONAI-COREPLA. Negli ultimi anni, il tasso di riciclo degli imballaggi plastici è cresciuto in modo significativo, sostenuto dagli obiettivi europei del Green Deal.
Perchè allora si sente parlare di crisi della plastica ed è stato istituito un tavolo istituzionale per discuterne?
Negli ultimi due anni si è assistito ad una inversione di tendenza rispetto alle precedenti annualità, dovuta a vari fattori:
Il risultato è un forte stress finanziario per molte aziende della filiera: selezionatori, riciclatori e produttori di granulo riciclato.
Il tavolo di crisi sulla plastica
Di fronte alle difficoltà del comparto, il Governo ha istituito un tavolo di crisi sulla plastica presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, coinvolgendo imprese, associazioni di categoria, consorzi e rappresentanze sindacali.
Gli obiettivi principali del tavolo sono:
Il confronto si inserisce in un quadro europeo più ampio, dove la sfida è duplice: da un lato ridurre la produzione di plastica monouso, tra gli obiettivi primari del nuovo Regolamento Europeo Imballaggi (PPWR), dall’altro garantire la sostenibilità economica del riciclo.
Plastica vergine vs plastica riciclata
Uno dei problemi centrali è la forte correlazione tra prezzo della plastica vergine e prezzo del petrolio.
Quando il costo delle materie prime fossili diminuisce, la plastica vergine diventa più economica, mettendo fuori mercato il materiale riciclato, che ha costi di raccolta, selezione e trattamento più elevati.
Questo squilibrio evidenzia un limite strutturale: il mercato da solo non garantisce la transizione circolare. In assenza di politiche industriali mirate, di strumenti fiscali o regolatori e di obblighi di utilizzo di riciclato il rischio è che si blocchino investimenti in nuovi impianti e tecnologie avanzate.
Implicazioni ambientali
In aggiunta, la crisi del settore industriale, si traduce anche in una crisi ambientale.
Se gli impianti riducono la produzione o chiudono:
Quali prospettive?
Il 2026 potrebbe rappresentare un anno decisivo. Molto dipenderà da:
Per il mondo ambientale, la sfida è di riuscire a trasformare una crisi industriale in un’occasione per rafforzare la qualità del riciclo, l’eco-design e la responsabilità estesa del produttore.
Articolo pubblicato il 27 Febbraio 2026