Tariffa rifiuti: con o senza IVA?

Tariffa rifiuti: con o senza IVA?

Non riesce ad arrivare ad un punto definitivo la vexata quaestio sull’assoggettabilità all’IVA della Tariffa di Igiene Ambientale (TIA2).

Segnaliamo in tal senso la recente sentenza della Suprema Corte in un contenzioso promosso da un utente di VERITAS (la società pubblica che si occupa della gestione dei rifiuti nel territorio Veneziano). Mentre i precedenti gradi di giudizio avevano dato ragione all’utente ,stabilendo la non applicabilità dell’IVA nelle fatture della tariffa di igiene ambientale, la Cassazione ha ribaltato l’esito con una sentenza che obbliga al pagamento dell’IVA.

La sentenza ha assegnato natura di corrispettivo alla tariffa, parametrando l’entità del dovuto alla quantità e qualità dei rifiuti prodotti. «Ne consegue che la natura privatistica della tariffa consente di ritenere il prelievo assoggettabile ad IVA”, si legge.

Molti enti gestori, adottando una interpretazione cautelativa, hanno sempre fatturato e applicato l’Iva, specialmente nella considerazione che l’Agenzia delle Entrate, con risoluzioni n. 25 del 5 febbraio 2003 e n. 250 del 17/6/2008, aveva affermato che l’IVA era applicabile sulla TIA, proprio in considerazione della sua denominazione (tariffa, sinonimo di corrispettivo).

Con Sentenza n. 8631 del 7 maggio 2020, le Sezioni Unite della Suprema Corte hanno formalmente qualificato la TIA 2 come corrispettivo del servizio di raccolta, recupero e smaltimento dei rifiuti solidi urbani.
Quindi, si tratta di corrispettivo con carattere sinallagmatico e, conseguentemente, con applicazione dell’IVA.

La sentenza fa seguito ad una storia di analoghi provvedimenti che nel tempo hanno affermato e disatteso il principio di applicazione dell’IVA alla TIA.

Sarà questa la parola fine?

 

Cass. Sez. Un. sent. n. 8631 del 7 maggio 2020.

 

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